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Assaggiamo un po di “Oj vita mia” di Mimmo Carratelli e Ilaria Puglia

capitolo_oj_vitaUN SOGNO AZZURRO scarica il Pdf
Squilla l’inno della Champions League, scritto da Tony Britten nel 1992 e diventato la colonna sonora della più importante competizione europea: ci sono le migliori squadre, le grandi squadre, i campioni. E, quest’anno, ci siamo pure noi.
Come ci siamo divertiti, mamma mia, quanto ci siamo divertiti, che campionato strabiliante che è stato. Partiti in sordina per migliorare la sesta posizione guadagnata nella precedente stagione, il risultato raggiunto in corso d’opera è stato davvero strepitoso. Un campionato entusiasmante, pieno zeppo di record e coronato dal terzo posto finale (per la settima volta nella storia azzurra) che ha riportato il Napoli nella Champions League per la terza volta dopo le due stagioni con Maradona, quando ancora si chiamava Coppa dei campioni. Un traguardo prestigioso arrivato al settimo anno della gestione De Laurentiis e al secondo anno con Mazzarri in panchina.
Un campionato giocato tutto al vertice: il Napoli è stato 15 volte al secondo posto (la prima volta alla sesta giornata a pari merito con Inter e Milan a 11 punti) e 18 al terzo. Nel girone di ritorno abbiamo persino accarezzato il sogno scudetto a 3 punti dal Milan capolista, sogno infranto proprio contro i rossoneri a Milano, nella ventisettesima giornata, in una sconfitta rimediata con il “concorso” dell’arbitro Rocchi.
Tanti i record messi a segno: i 26 gol di Cavani (con 4 “doppiette” e 3 “triplette”) sono il nuovo primato stagionale di un cannoniere azzurro, che ha battuto così i 22 gol segnati da Vojak nel 1932-33; 21 vittorie quante ne raggiungemmo nell’anno del secondo scudetto. È stata una squadra irriducibile, con otto partite risolte negli ultimi dieci minuti (7 vittorie e un pareggio) e, tra queste, tre vittorie per 1-0 colte nei minuti di recupero, in quella che è stata ribattezzata “zona Mazzarri”.
Record assoluto nella storia azzurra sono state le 9 vittorie esterne: fino a questo momento ci crogiolavamo nel limite delle 7 vittorie nel 1933-34, nel 1986-87 e nel 1988-89, il primo torneo a 18 squadre, il secondo a 16, il terzo a 18, contro le venti di questa stagione. Abbiamo portato a casa il secondo miglior risultato esterno (30 punti) dopo quello del Milan (39). De Sanctis ha messo a segno la nuova imbattibilità casalinga con 798 minuti consecutivi senza prendere gol al San Paolo, mentre il record precedente era di Castellini, con 762 minuti.
Il Napoli ha fatto bottino pieno fra andata e ritorno con Sampdoria, Cesena, Roma, Parma, Cagliari, Bologna e Genoa. È rimasto a secco solo con Chievo, Milan e Udinese. Diciassette giocatori sono stati i protagonisti della stupenda cavalcata azzurra: De Sanctis sempre presente in campo, non ne ha saltata una. Con la Lazio, il Napoli ha chiuso con la seconda migliore difesa del campionato. I “tre tenori”, Lavezzi Cavani ed Hamsik, hanno messo a segno 43 gol, un tridente secondo solo a Vojak-Sallustro-Ferraris del 1932-33 con 45 reti.
Fioccano i numeri a sostenere la mirabile stagione azzurra. Maggiore bottino di punti (70) da quando la vittoria vale tre punti. Tra le curiosità, un solo gol di Lavezzi al San Paolo (nella sconfitta contro il Milan). Cinque, invece, le reti in trasferta del Pocho (due decisive per gli 1-0 a Brescia e a Cagliari). Tre volte decisivo Cavani nei successi a Genova contro la Sampdoria (2-1), sul Cagliari (2-1) e sulla Lazio (4-3). Hamsik ha deciso gli 1-0 sul Genoa all’andata e al ritorno. Maggio ha siglato l’1-0 al Palermo. Preziose anche le reti di Zuniga, determinante contro il Catania (1-0) e contro l’Inter (1-1).
La stagione è stata arricchita dalla partecipazione all’Europa League (3 vittorie, 5 pareggi, 2 sconfitte). In Coppa Italia, il Napoli è uscito ai quarti nella partita “secca” al San Paolo contro l’Inter, battuto solo ai rigori (0-0 dopo i supplementari).
Dopo gli anni bui in cui siamo stati relegati, prima in B, poi in C, poi di nuovo in B, alzi la mano chi riteneva possibile un campionato così. All’inizio di questa stagione eravamo tutti un po’ increduli. Secondo o terzo posto non faceva differenza, nonostante fossero entrambi inverosimili, ci chiedevamo soltanto quando saremmo ripiombati nella zona più bassa della classifica, ché non era possibile stare lassù dopo tanto tempo passato a giocare duro su campetti di provincia e periferia. Stavamo vincendo partite vere, intere, giocate fino in fondo, in cui i minuti di recupero diventavano determinanti, facevano parte del tempo di gioco. Della permanenza in C, l’abisso più profondo, ricordiamo tutti le continue interruzioni dopo le giocate proditorie, i nostri sempre a terra, i fallacci che rappresentavano quasi la normalità, le azioni che duravano giusto il tempo di un secondo perché poi qual-cuno veniva atterrato e occorreva ricominciare tutto daccapo. Eppure siamo stati tutti lì, chi in trasferta a seguire i nostri – i più “malati” tra noi – chi incollato davanti alla tv a massacrarsi fegato e stomaco in un’odissea da sembrare quasi uno scherzo del destino. Così lontani gli anni del Pibe de oro da tenerci aggrappati alla memoria nel pensiero che non fosse più possibile tornare lassù. Poi.. poi è arrivato De Laurentiis, quando nessun napoletano avrebbe investito un biglietto dell’autobus scaduto sul futuro della nostra squadra. Il cineasta romano è approdato alla Fallimentare ed ha sollevato il corpo esanime e martoriato del Napoli avvolgendolo in un sudario di una sessantina di miliardi di lire. Con il suo fare cinematografico e le pose da uomo hollywoodiano ha incantato il nostro pubblico che antropologicamente aspetta da una vita di essere salvato da qualcuno, nel tipico stile napoletano. Eccolo, Aurelio, il salvatore, che quest’anno, se ce ne fosse stato ancora bisogno, si è guadagnato un posto nell’Olimpo dei santi partenopei con il nome di San DeLa. Persino chi non gradisce le sue esternazioni fantascientifiche e spesso prive di tatto non può fare a meno di guardarlo sorridendo. Ci ha riportati in vetta, nella storia, sacrosanto volergli almeno un po’ di bene.

 

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